Uomini beta

Oggi stavo scorrendo distrattamente il blog di Loredana Lipperini, un luogo della rete dove di tanto in tanto faccio un salto più che altro per cogliere qualche suggerimento di ordine letterario su cosa leggere, nonché per apprezzare i pensieri e le idee di questa intellettuale (che, tra l’altro, in questo periodo sta conducendo con bravura “Fahrenheit”, il programma quotidiano di letteratura di Radio 3 Rai), di cui tempo fa avevo già parlato e di cui apprezzo la grande intelligenza ed acutezza di riflessioni, nonché la linearità e precisione del suo modo di scrivere, sebbene abbia qualche riserva sulle sue posizioni un po’ troppo schematiche sulla questione dei ruoli sessuali. Il post che ho letto, infatti, parte da un’inchiesta che è stata pubblicata sull’edizione romagnola di Repubblica, e che ha a che fare con la percezione che i giovani, debitamente intervistati, hanno del femminismo.

timthumb(Fra parentesi, perché non è di questo che volevo parlare, devo dire che le cose che questi giovani dicono, non le trovo così drammaticamente scioviniste e retrograde come la Lipperini e i suoi commentatori sembrano sostenere; che le femministe – intese soprattutto come figure storiche, o storicizzabili in un determinato periodo del nostro passato recente, per fortuna conclusosi, avessero “ideali giusti e linguaggi sbagliati”, fossero – o apparissero – “una manica di esaltate”, potessero far venire, ad una donna, “voglia di cambiare sesso”, portassero “all’esasperazione di un concetto di per sé giusto, ma facendone una loro esclusiva”, mi sembra siano tutti dati di fatto, non opinioni approssimative e reazionarie).

La cosa interessante che ho trovato è stata invece il link ad un sito segnalato da un commentatore, che si chiama “uomini beta” e dal quale, peraltro, il commentatore prende le distanze.
Ora devo dire che questo sito non l’ho ancora girato globalmente, ma mi sembra comunque molto interessante per le idee che vi vengono espresse, che sono, mi è parso, abbastanza antitetiche a quelle proprie del femminismo ortodosso (uomini oppressori VS donne oppresse) ma comunque poste in chiave critica e riflessiva, rifuggendo da isterismi (uguali e contrari) e luoghi comuni. In particolare la mia attenzione è stata catalizzata da un lungo articolo, dal titolo “Sono andato a puttane”. L’autore di questo articolo, Paolo Barnard, parte da un suo personale episodio – il fatto, appunto, di aver avuto un rapporto con una prostituta – per fare un discorso alquanto articolato sul senso della sessualità maschile e femminile, sulla differenza del desiderio e degli atteggiamenti.

Non credo sia il caso di proporre qui una sintesi dell’articolo, che potete leggervi tranquillamente cliccando sul link sopra riportato. Dico solo che la tesi proposta da Paolo Barnard – ovvero il fatto che le donne dovrebbero recuperare una dimensione ludica del sesso, che troppo spesso non hanno o non vogliono avere; cioè, in soldoni, avvicinare di più il loro modo di percepire il fatto sessuale a quello degli uomini – mi sembra un po’ utopistico, e proprio per le ragioni che vengono espresse nello stesso articolo, ovvero che la differenza di percezione del fatto sessuale, tra uomini e donne, è differente alla radice, per ragioni biologiche, non culturali: l’uomo è quello che mira a “inseminare il più possibile”, mentre per la donna questo non è; al contrario la donna sembra più naturalmente portata verso la monogamia. Certo è, e in questo senso l’analisi è giusta, che è proprio da questa differenza di natura che nascono cose come la prostituzione e la pornografia (“Hai tutta questa voglia di sesso? Bene, per togliertela devi pagare”) che non esisterebbero se le donne vivessero la loro sessualità specularmente agli uomini.

Brembo (Racconto erotico di Pep)

A volte navigare a caso riserva proprio delle sorprese interessanti. Stavo cercando notizie su Saradisperata, l’autrice del blog e del libro che qualche anno fa avevano fatto un certo rumore mediatico, e di cui anch’io avevo scritto, ma di cui da un bel pezzo non si sa più niente (il suo blog tace dal 27 luglio 2008, qualcuno sa qualcosa di lei?) Sono capitato per caso su un blog generalistico, Parole parole parole in cui si parlava brevemente del suo libro. Per curiosità ho cominciato a scorrere il blog e mi sono messo a leggere questo racconto autobiografico, Brembo. Pensavo di aver a che fare con il tranquillo resoconto di una domenica in famiglia, e invece… a metà racconto il tutto devia in direzione decisamente erotica (e a me, ça va sans dire, decisamente più gradita). L’unica riserva è sul fatto che non è il caso di lasciare una bambina a giocare da sola sul greto di un fiume mentre mamma e papà fanno le cosacce, ma non voglio mettermi a fare la mamma italiana…  Buona lettura. (Ah, la foto non c’entra niente col racconto, ma è stata inviata da un qualche commentatore del post e l’ho trovata molto carina, per cui la ripubblico qui).

Libri: Ritorno a Roissy, di Pauline Réage

Non posso nasconderlo. Il romanzo “Histoire d’O” è stato uno dei testi, e degli episodi, che di più hanno segnato la mia storia, fornendomi un vero e proprio imprinting.
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            Non ricordo, di preciso, quanti anni avevo. Potevano essere dodici o tredici; diciamo che erano proprio quelli i giorni in cui stavo scoprendo la mia sessualità, e questa lettura provocò uno spettacolare corto circuito tra ciò che vedevo scritto e ciò che già provavo. Perché fu proprio questo quello che capitò: leggere un testo che diceva – e in qualche modo legittimava – quel qualcosa che già si agitava nel mio animo, quel piacere raggiunto attraverso la sofferenza e la dedizione, il cui terreno era già stato concimato nella mia infanzia dai racconti estatici delle suore da cui andavo a scuola; racconti di sante bambine, che – scusate se è poco – si mettevano sassolini nelle scarpe per ferirsi ai piedi e soffrire come Nostro Signore Gesù Cristo, per offrir lui la loro sofferenza. Racconti che, nonostante la mia infantile età, mi offrivano qualcosa di molto simile a quello che diversi anni dopo avrei chiamato erezioni, e non posso escludere che per le mature suore fosse molto diverso, visto il tono estatico e appassionato (di passione non strettamente mistica, temo) con cui ci propinavano quei racconti, come quelli più canonici della Passione.
 
            Histoire d’O lo trovai, dicevo, nascosto in una valigia piena di libri, prevalentemente scolastici, depositata nel ripostiglio sul balcone. Era un’edizione economica, anzi decisamente mediocre, genere romanzo pornografico da stazione, con in copertina la foto di una tipa nuda in spiaggia messa lì perché l’editore non aveva evidentemente trovato niente di meglio. L’autrice non era stata nemmeno qualificata con il suo nom de plume di Pauline Réage, bensì con un generico Anonimo (quindi avrebbe potuto essere un maschio, prospettiva che avrebbe fatto perdere al romanzo tutto il suo afflato fantastico femminile). Non mi posi molte domande su come il libro fosse arrivato in quella valigia (scoprii poi che ce lo aveva messo mio padre, chissà perché poi, e come lo avevo trovato io lo aveva trovato anche mia madre – leggendolo peraltro con sentimenti molto diversi dai miei, tra disgusto e repulsione). Ogni volta che potevo, quando non c’era nessuno in casa, correvo alla valigia, lo prendevo e mi ci immergevo.
 
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            Rimasi affascinato da quella lettura. La storia di O che si sottoponeva volontariamente alla frusta e ai supplizi per il piacere del suo amante e quindi anche suo; che concedeva agli uomini tutte le parti del suo corpo (con descrizioni sempre rigorosamente prive di volgarità); che trovava nel castello di Roissy (nome che non avrei più potuto sentir pronunciare – mi pare ci si trovi anche un aeroporto di Parigi – senza che nella mia mente affiorasse un sorriso malizioso) una comunità di raffinati aristocratici erotomani e di schiave come lei, dove veniva fatta vestire con raffinati abiti vintage, dettagliatissimamente descritti; che praticava il sesso anche con altre donne con la più scontata e totale naturalezza: tutto questo non potè far altro che dar corpo e sostanza ai miei desideri, alle mie fantasie. Fantasie che ben presto si rivestirono di altri corpi, ben meno fantasmatici di quello di O – prevalentemente mie compagne di scuola, o, con piacere ancora più grande, professoresse. Sempre con loro a chedere la frusta e il supplizio, e io che munificamente la “somministravo” (termine medico mutuato dal romanzo).
 
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            Più o meno nello stesso periodo trovai, sempre in giro per casa, un vecchio numero dell’Espresso riportante alcune grosse fotografie del film che Just Jaeckin aveva tratto in quello stesso periodo dal romanzo, con Corinne Cléry nella parte di O (da cui sono tratte le foto che illustrano questo post): altra carne al fuoco delle mie fantasie, ma poco o niente rispetto a quello che traevo dal libro. Il film, moltissimi anni dopo, l’ho pure visto, e per quanto bello e curato, per non diventare un prodotto pornografico (con tutte le penalizzazioni, anche legali, del caso), come capita sempre alla cinematografia tratta da soggetti erotici, aveva dovuto cedere ad un drastico ridimensionamento del coefficiente di visibilità sessuale. E in ogni caso aveva grandemente tradito il finale, con O che – nel film – prende un inspiegabile sopravvento dominatorio sul suo padrone Sir Stephen.
 
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            Tempo dopo – ero già all’università – ricomprai il libro, questa volta in un’edizione ancora economica ma meno ghettizzante di quella precedente (che non avevo più trovato, probabilmente era stata buttata via da mia madre), della Bompiani, e mi ci rituffai nella lettura, una, due, moltissime volte. E’ sicuramente uno dei libri che ho più riletto, e sempre con la stessa emozione, riscoprendone  particolari nuovi. Dopo di questo ovviamente lessi moltissimi altri romanzi e racconti erotici, cominciando poi anche a scriverne, ma solo di Histoire d’O posso dire che sia stato per me il romanzo di una vita. Vita che mi riservò un altro splendido regalo quando conobbi una bellissima ragazza che mi confessò che lo era stato anche per lei – vicenda di scoperta casuale quasi identica alla mia – e, per il troppo breve tempo in cui fummo amanti, mettemmo anche in campo qualcuna di queste fantasie.
 
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            E’ quindi con palese vergogna che ammetto di aver comprato soltanto di recente il seguito di Histoire d’O, di cui peraltro conoscevo l’esistenza, Ritorno a Roissy. Un romanzo brevissimo, quasi un’appendice al precedente, come ipotizza tale Peyre de Mandiargues, nella postfazione. Romanzo di cui forse la parte più preziosa è l’introduzione, in cui Pauline Réage, o meglio colei che si nasconde sotto questo pseudonimo mai svelato, prende la parola, e racconta di come Histoire d’O fosse nato come gioco erotico tra lei e il suo amante: la scrittura notturna di lei, dare corpo – primo corpo – e parole alle sue fantasie,  le letture col suo amante, e poi l’ispirazione dei personaggi e dei luoghi. Un gioco erotico che avrebbe creato un paradigma a cui si sarebbero rifatte centinaia di altre opere e di amanti nei loro giochi, ancora più sorprendente per il fatto che la Réage non aveva mai letto nulla di De Sade., e quindi questi desideri e fantasie di sottomissione e di sofferenza erano tutti "farina del suo sacco".
 
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            Il romanzo Ritorno a Roissy, invece, è stato un po’ deludente. Non per l’altissima qualità della scrittura e per il suo coefficiente di erotismo, pari al precedente. Ma perché sembra che in esso si sia voluto volontariamente sgonfiare quell’afflato di straniamento sognante, di mondo realissimamente fantastico che informava il primo, con le sue amanti splendide e senza perché, i suoi signori padroni belli e misteriosi, i suoi ambienti sospesi in un tempo senza tempo. Qui si viene a sapere che Roissy non è altro che un bordello d’altissimo bordo, dove le “schiave”, di cui permane tuttavia l’autentica devozione, vengono concesse a soci e ospiti paganti; e che il misterioso Sir Stephen non è altro che un trafficante in commerci internazionali poco puliti. Verso la fine, con il misterioso omicidio di uno degli ospiti della casa, la storia si tinge pure un pochino di giallo.
 
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            Chissà perché questo tentativo di azzeramento (riuscito peraltro molto male, dato che di Histoire d’O si continua a parlare, di Ritorno a Roissy molto meno). Dubito che la Réage, chiunque essa sia o sia stata, vorrà spiegarcelo.

Sito di nuovo on line :-)

Come promesso, ho di nuovo rimesso on line il sito. Il nuovo indirizzo è http://anacreonte.clanteam.com . Ho scelto un hosting straniero nella speranza che nessuno si metta a questionare sulla moralità dei contenuti del mio sito. Per lo stesso motivo, visto che la pornografia è espressamente vietata dalla policy dell’hosting, non ho pubblicato la pagina dei links, almeno per il momento.

Intanto sembra che sia Picasa ad avermi combinato un casino, le pagine di Picasa linkate dal mio sito non rispondono più.

Con un po’ di pazienza rimetterò tutto a posto.

Ciao, Anacreonte

Comunicazione di servizio

Dunque, pare che quei furboni di Yahoo abbiano chiuso il servizio di web-hosting gratuito Geocities (una delle più antiche istituzioni del web, come si sa, preesistente allo stesso Yahoo che l’aveva incorporata). Il tutto senza darmi il benché minimo preavviso. Per cui i miei racconti erotici e il resto del materiale, che era lì ospitato, è sparito nel nulla, e i link qui a sinistra linkano il nulla. E’ gà la seconda volta che succede, prima era stato Excite a buttarmi fuori, in quel caso per motivi, credo, di "moralità".
Ovviamente cercherò una soluzione alternativa. Portate pazienza.

Anacreonte

NOSTALGIA (Oxè – racconti erotici italiani)

Sapevo già dell’esistenza di questa antologia di racconti erotici, ma mi è capitata fisicamente tra le mani su una bancarella a metà prezzo e non ho potuto evitare, a quel punto, di farla mia.
 
Ed è stata una bella botta di nostalgia. Il sito Progettoxè/Eroxè era uno dei posti più interessanti, dal punto di vistaoxe erotico, del web di dieci anni fa. Fondato da una giovane donna emiliana, Francesca Ferreri Luna, già autrice di due romanzi erotici, per promuovere le sue pubblicazioni, era poi in realtà diventato, in maniera piuttosto spontanea, una vera e propria community di autori di racconti erotici. In tanti vi pubblicavano le loro produzioni, e tra gli altri anch’io. La cosa interessante era anche il fatto che buona parte delle pubblicazioni era di qualità letteraria almeno accettabile, spesso anzi decisamente buona; deliri pornografici o psicosessuali senza arte né parte erano alquanto rari. Francesca Ferreri soprintendeva al tutto in maniera attenta e non invadente, riservandosi il diritto di esprimere la sua preferenza per i vari racconti, preferenza che quasi sempre collimava con la mia. Al sito si affiancò poi una mailing list, Oxefree, dove la community travalicò il campo dei racconti erotici e diventò uno spazio di discussione su qualsiasi cosa, a volte anche di seduzione, più spesso di litigio. ;-)  In quel contesto conobbi, virtualmente e poi personalmente, persone interessantissime, Manu e Vale e il loro “grande gioco”, Falco-Sirene, la stessa Francesca Ferreri, Maya (Barbara Pellegrino), Iaia, e soprattutto Rosye, alias Monica Maggi, giornalista e pubblicista romana che organizzò nel 2000 il convegno di Fiuggi su erotismo e scrittura, a cui partecipai e dove potei conoscere molte di queste, ed altre, persone interessantissime, in due giorni di emozione allo stato puro.
 
Poi però la cosa trovò gradualmente una sua fine. Francesca Ferreri lasciò il progetto, lasciandolo nelle mani di un’altra persona che l’aveva affiancata, Massimo Casarini. Si volle dare una svolta a tutto, passando dal volontarismo al professionismo e soprattutto rendendo il sito a pagamento mediante un sistema di crediti utilizzabili per la lettura dei racconti. Io personalmente ero molto scettico sotto questo profilo, ero convinto che nessuno sarebbe stato disponibile a pagare “a scatola chiusa” per leggere racconti erotici; per cui, come altri, persi interesse, allontanandomi progressivamente. Se poi la cosa ha funzionato, sono ben contento di essermi sbagliato… e probabilmente ha funzionato visto che il sito esiste ancora, anche se non lo frequento da anni.
 
Furono pubblicate antologie cartacee; su una di esse, che non venne però posta direttamente in commercio, era anche apparso un mio racconto. Quest’altra antologia, che ho recentemente comprato, fa già parte della fase “imprenditoriale” di Progettoxè. Ho notato comunque con piacere che la qualità dei racconti è sempre molto elevata.
 
Resta comunque la nostalgia per quel periodo. Un po’ era l’emozione del nuovo mezzo, la possibilità di scambi, la voglia di mettersi in gioco a fare la differenza. Oggi come oggi, di risorse per l’appassionato di erotismo la Rete ne offre di sicuro infinitamente di più, a partire forse proprio dai blog. Ma l’impressione è che oggi tutto segua canoni standardizzati, che i modi di “esserci in rete” siano quelli e non altri, che i modi di esporsi e di esserci siano decisamente più limitati, un po’ come per i templates dei blog, che spesso sono simili tra loro e finisce che pure i contenuti si mettono ad assomigliarsi. Oltre al fatto che oggi sulla Rete c’è molta più gente di dieci anni fa, e questo coimplica che siano molti di più anche i provocatori a titolo gratuito, gli aggressori verbali, gli psicopatici. E ciò provoca l’esitazione e la fuga di persone che magari sarebbero anche intenzionate a presentarsi al mondo e mettersi in gioco con qualcosa di più che non foto viste e straviste, parole dette e ridette.
 
Ritornando al libro, a questo punto dovrei dire qualcosa di più dei racconti e degli autori, dire quali mi sono piaciuti di più, quali sono gli argomenti, eccetera. In realtà mi sono piaciuti tutti, come dicevo il livello generale di quest’antologia è molto elevato, quello che ho notato è una grande capacità di “cambiare sesso” da parte degli autori, mettersi dal punto di vista del sesso opposto e scriverne. Leggetelo, se avete voglia.

La vergogna e il disgusto

 
La notizia era oggi sul sito di Repubblica. Una assistente sociale di trent’anni, incaricata di assistere un ragazzino di quattordici con problemi nello studio e nelle relazioni, è stata arrestata per violenza sessuale, con varie aggravanti, su denuncia della madre che aveva trovato degli SMS “inequivocabili” che i due si erano scambiati.
 
            Alcune considerazioni in margine; per quanto mi sia difficile, cercherò di essere il più possibile obiettivo e razionale in merito a un fatto che, del suo, griderebbe vendetta al cospetto di Dio.
 
            Supponiamo, per prima cosa, che i problemi del quattordicenne non lo rendevano comunque incapace di intendere e di volere; in altre parole, “problemi relazionali” non significa che si trattasse di un handicappato mentale di cui una persona in posizione dominante potesse biecamente approfittare.
 
Premesso questo, ho l’impressione che nessuno tra i responsabili di questo fatto (la denuncia e l’arresto, intendo) abbia ben chiara la differenza che passa tra la sessualità maschile e quella femminile. Se le posizioni fossero state invertite (da una parte un uomo di trent’anni, dall’altra una ragazzina di quattordici) sarei d’accordo nel deprecare grandemente il fatto, in quanto lo leggerei, effettivamente, come una violenza mentale e forse anche fisica ai danni di una persona in situazione di inferiorità. Questo perché, fosse anche solo per un fatto fisiologico e tecnico, la violenza (sessuale) è possibile nel momento in cui ad agirla è un uomo. Ma per quanti sforzi faccia, non riesco proprio ad immaginare una donna che “violenta” un uomo di qualsiasi età, men che meno un ragazzino (a meno che non lo prenda a botte, ma qui siamo in un altro campo di violenza, che non può essere certo definita sessuale).
 
Ma qui la situazione è del tutto diversa. A quattordici anni la sessualità di un ragazzo è del tutto formata, un quattordicenne è perfettamente in grado di sapere cosa sia il piacere sessuale, cosa sia il desiderio, è in grado di avere erezioni ed eiaculazioni. Di più: quattordici anni è un’età in cui ci si nutre moltissimo di fantasie che, guarda un po’, vanno generalmente ad attagliarsi a figure “tutoriali” molto precise, la professoressa, l’educatrice della colonia, eccetera. Infine: per un uomo è fisiologicamente impossibile avere rapporti sessuali se non è in una condizione di eccitazione o di piacere, e nessuno può costringere un uomo a provare piacere contro la propria volontà.
 
Secondo me, quello che è accaduto tra l’educatrice e il suo assistito non può assolutamente rientrare nel campo della “violenza”. Si può – entro certi limiti – deprecare il fatto che un episodio del genere sia avvenuto tra due persone che erano lì per tutt’altre ragioni, e che vi sia stato uno shift tra il dovere ed il piacere (…per quanto: direi che è abbastanza palese che la sicurezza relazionale, in un ragazzo, possa nascere anche dalla propria consapevolezza sessuale, dal fatto di sentirsi desiderato; non voglio dire che la cosa fosse nata nei termini di un rapporto “terapeutico”, ma forse il suo effetto poteva anche avere una ricadenza positiva sul problema che motivava la presenza dell’assistente sociale a casa del ragazzo). Ma parlare di violenza, mi sembra insensato.
 
Mi si dirà: si, ma la legge proibisce i rapporti sessuali tra un adulto e un giovane di meno di sedici anni. E io rispondo: E’ vero e la legge è giusta. Ma la legge prevede anche che ci debba essere una denuncia di parte, che in questo caso è arrivata non certo da una delle parti in causa, ma da una terza parte, la madre. Sicuramente il ragazzo non avrebbe mai denunciato la sua amante trentenne, perché semplicemente non aveva nessun motivo di farlo, anzi, probabilmente non immaginava nemmeno che ci fosse in ballo il codice penale. «Lo volevo anch´io… Non stavamo facendo nulla di male», avrebbe detto ai carabinieri. La madre probabilmente ha ritenuto di fare la cosa giusta.
 
Ma nel concreto, a questo punto ci troviamo con un ragazzo che dovrà fare i conti con il fatto che la famiglia, la legge e la morale hanno decretato che una cosa che a lui piaceva e sentiva giusta e pulita è invece sporca e peccaminosa, cosa che certo non lo aiuterà a risolvere i suoi problemi. Con una donna di trent’anni, probabilmente anche con altre qualità oltre quelle sessuali, che adesso si vede additata al pubblico ludibrio e licenziata con infamia da un posto di lavoro a tempo indeterminato.
 
E, quello che è peggio, con un sogno interrotto.