Ho comprato questo libro in seguito ad un equivoco. Ero in vacanza in un paesino dell’Austria, e in un supermercato ho scoperto – vicino ai libri per bambini, peraltro – un intero espositore pieno di romanzi erotici, pubblicati dalla Rowohlt, una delle più importanti case editrici tedesche. Sulle prime ho pensato si trattasse sicuramente di libri “porno-chic”, chi conosce il genere sa cosa intendo: storielle molto patinate ed artificiose, sempre ambientate in scenari di alto livello, descrizioni standardizzate e poco coinvolgenti,

classe, bellezza e poco altro. Ma ho deciso lo stesso di comprare un paio di libri, per vedere dove la letteratura erotica, in terra di Germania, stesse andando a parare.
E solo a casa mi sono reso conto di aver commesso un grosso errore di prospettiva. Questo è sì un romanzo erotico, ma la traduzione di un testo inglese, “King’s Pawn”, pubblicato dall’editore inglese Black Lace (l’equivalente albionico, evidentemente, del nostro Pizzo Nero). Così niente excursus nell’erotismo Made in Germany, bensì una scontata visita in terre d’oltremanica, con la bizzarria supplementare di vederle scritte in lingua tedesca. Un romanzo piuttosto massiccio, oltretutto, visto che consta della bellezza di trecentoventi pagine, peraltro scritte piuttosto in piccolo.
Va bene, mi sono comunque apprestato alla lettura. Ecco, in breve, la storia e le mie impressioni.
L’ambiente, quasi come previsto, è decisamente porno-chic. Una ragazza di poco meno di trent’anni di nome Cassie, ovviamente bella ed elegante, ovviamente manager di una non meglio specificata impresa, durante un viaggio in treno legge su una rivista un articolo sulle pratiche sadomaso e ne viene incuriosita ed eccitata. Al punto che decide, con l’aiuto di un’amica complice (la quale amica, dopo questa fase introduttiva, scomparirà completamente dal resto del libro) di inserire un annuncio su una rivista specializzata, offrendosi come “allieva” a un master desideroso di istruire una principiante (e a questo punto sono andato a vedere l’anno della prima pubblicazione in Inghilterra. 2002: possibile che con Internet già ai massimi livelli ci fosse chi cercava ancora contatti su riviste cartacee? Boh.) Non solo al primo colpo trova il master che cercava, ma trova anche un’altra ragazza, Becky, che le scrive dicendo che desidera conoscerla e incontrarla. La incontra, e subito finiscono a far sesso insieme (?), cosa che non viene nemmeno descritta con particolare dettaglio, limitandosi a dire la protagonista-io narrante quanto sia dolce e bello fare sesso con un’altra donna (OK, ci crediamo, ma qualche parola in più non avrebbe guastato, tanto più che è la prima volta per entrambe). Infine finalmente compare il master, Herr König nell’edizione tedesca, Mister King in quella inglese. Ed a questo punto la qualità della storia si risolleva decisamente: la descrizione dell’incontro con questo personaggio e di tutto quello che lui le fa, lei bendata e consenziente, è molto dettagliata ed avvincente, soprattutto per la posizione di “soggettiva” dalla parte di lei.
Ma la storia deve andare avanti. Cassie e Becky partono per alcuni giorni in un cottage di campagna. Cassie racconta a Becky la sua esperienza con Mister King, e Becky le dà dapprima della pazza incosciente, poi viene molto intrigata dalla vicenda, al punto che chiede all’amica di sculacciarla. Cassie non solo la sculaccia, ma poco dopo la sodomizza anche col pugno (?) con reciproca soddisfazione.
A questo punto uno si aspetta che Cassie sarà la mistress e Becky la slave, salvo la prima essere a sua volta slave di Mister King – situazione invero piuttosto interessante; immediatamente dopo, inspiegabilmente invece il rapporto tra le due si capovolge. Non solo senza colpo ferire Becky passerà al ruolo di mistress e Cassie a quello di slave (ruoli che non saranno più scambiati nè messi in discussione per tutto il romanzo), ma le due si scoprono reciprocamente innamorate e decidono quasi subitaneamente di andare a vivere insieme a casa di Cassie. Non solo: nella mansarda attrezzano una “sala giochi” andando a comprare tutto il necessario a Londra e affidandosi al consiglio di esperti commercianti. A questo punto un bel pezzo del libro potrebbe essere il catalogo di un sex-shop, dato il dettaglio della descrizione dei vari prodotti, oggetti d’arredamento e abbigliamento s/m: catene, corsetti, tute in latex, falli vaginali e anali, maschere e quant’altro. (Tutta oggettistica che, detto tra noi, trovo un po’ ridicola; personalmente ritengo il BDSM molto più un gioco di situazioni e di azioni che non di scenografie; trovo che ci sia molto più erotismo in un Rocco Siffredi che alternativamente bacia e schiaffeggia – forte – la sua partner, entrambi nudi come mamma li ha fatti, che in tutte le catene e i corsetti di questo mondo e anche degli altri).
Andiamo avanti. La storia continua in una sequenza di sessioni BDSM tra Becky e Cassie, o tra Cassie e Mr. King, in linea di massima abbastanza ben descritte; sia Becky che Mr. King fanno partecipare anche altri uomini. Al termine del romanzo Cassie, bendata come al solito, circondata e suppliziata da Mr. King insieme a vari altri uomini scopre che lui e Becky si conoscono. A questo punto uno immaginerebbe che i due si conoscessero fin dall’inizio e avessero architettato tutto insieme, invece la spiegazione è molto più banale, Becky sarebbe andata da Mr. King prima del loro ultimo incontro, non è chiaro con quale scopo, e avrebbero preso accordi per l’ultima sessione, al termine della quale a Cassie viene imposto un doppio piercing alle labbra della vulva, con il sigillo di Mr. King (citazione evidente da Histoire d’O). Inoltre, Mr. King fa parte di un circolo di master, “il club degli scacchi”, che sono quelli che sottopongono Cassie ai supplizi finali prima di restituirla, esausta, perforata e felice, alle braccia di Becky.
Cosa m’è piaciuto di questa storia? Le descrizioni dei “momenti topici”, per così dire. Cosa non m’è piaciuto? Praticamente tutto il resto. La situazione è troppo irreale per essere credibile, ed è raccontata senza il minimo approfondimento psicologico, mettendo il lettore di fronte a una sequenza di immagini e sensazioni che, per quanto ben descritte, lasciano veramente poco. Se voglio gustarmi delle immagini, personalmente preferisco guardarmi un bel video porno; ad un romanzo erotico chiedo di più, in primis l’approfondimento psicologico dei personaggi, la spiegazione delle scelte e delle situazioni, la profondità emotiva. Scoprire il BDSM a ventotto anni grazie a una rivista? Finire a letto con una ragazza la prima volta che la si incontra senza mai aver avuto intenzioni o tendenze lesbiche? Porsi dapprima come mistress e poi scivolare istantaneamente nel ruolo di slave senza un perché, e restarci? Vivere questo ruolo in una maniera molto “iconica”, tutto dark room, corsetti, bende e manette, come se la scenografia da sex-shop fosse più importante dei fatti e degli stati d’animo? E poi, in cosa consiste “la scuola dell’obbedienza”? La protagonista sembra perennemente a suo agio nei panni della slave, non “impara” proprio niente. No, non sta in piedi. (Per quanto, devo dire che le situazioni lesbiche nei romanzi inglesi, anche non erotici, sono abbastanza comuni e sempre vissute con sorprendente spontaneità: oltre al bellissimo “Diario di una squillo perbene” di Belle de Jour c’è anche “Contro natura” di Jenny Diski, o “Senza pudore” di Helen Walsh; e ovviamente non dico di Janette Winterson, grandissima scrittrice e lesbica – guai a definirla “scrittrice lesbica”).
Torniamo a noi. A latere di questa lettura mi sono riletto per l’ennesima volta Dolorosa soror, di Florence Dugas, quello che per me è il più bello, emozionante, commovente, struggente, malinconico, triste, eccitante, angosciante, straziante romanzo BDSM che sia mai stato scritto. Beh, qui siamo a un altro livello. A tutt’un altro livello. Eppure hanno solo vent’anni, e non sono manager.
“Fortunati, fortunati gli orfani dalla nascita,
fortunati i conti già chiusi,
le colpe soffocate nella culla,
i dolori che si limitano a un unico primo grido…”