Ecco qua un altro libro di Castelvecchi, il cui argomento, questa volta, è lo scambismo, swinging o échangisme che dir si voglia. Si tratta, in sostanza, della pratica di scambiarsi i partner tra coppie di coniugi o fidanzati, in maniera occasionale o, talvolta, anche prolungata, e che può avvenire con la premessa di un contatto stabilito per corrispondenza o via internet, oppure di un incontro che avviene in un luogo apposito, ovvero un cosiddetto club privé, o anche un parcheggio, un viale dove gli scambisti si danno tradizionalmente convegno. E non è cosa di questi ultimi anni. Simone de Beauvoir scriveva divertita di una sua esperienza in questo senso al Bois de Boulogne, e dovevano essere gli anni Cinquanta o Sessanta.

Ho comprato questo libro senza pormi troppe domande sul suo contenuto, per curiosità; né sapevo nulla sul conto della sua autrice, Roberta Maresci, che solo dalla quarta di copertina ho scoperto essere una giornalista radiofonica con svariati interessi nonché esperta di collezionismo e di antiquariato.
L’impressione che ne ho tratto, peraltro, è che questo libro, comunque ben scritto e con interventi approfonditi e interessanti, faccia molti giri attorno all’argomento in oggetto, senza mai (avere il coraggio di) affrontarlo direttamente. Un po’ come la sua autrice, che fa interviste, esamina gli annunci, incontra (raramente) qualche vero scambista o gestore di club privé, ma sembra tenersi accuratamente lontana da qualsiasi coinvolgimento eccessivo. Gli interventi dei vari soggetti intervistati dall’autrice sull’argomento (tra gli altri psicologi, sessuologi, critici d’arte), talvolta sono decisamente critici, talvolta addirittura venati da un certo qual moralismo; talvolta quasi offensivi e ferocemente svalutanti per le persone che fanno la scelta di vivere questo tipo di esperienza. Sembra comunque prevalere un atteggiamento di studio fenomenologico, un tentativo di individuare il tracciato psicologico-sociologico degli “scambisti”, un interrogarsi sulle loro motivazioni che, per forza di cose, è estremamente generalizzante. Gli psicologi e i sessuologi magari parlano dei loro pazienti che hanno vissuto questo tipo di esperienza, ma è evidente che è un punto di vista piuttosto falsato, visto che chi si rivolge al sessuologo o allo psicologo, scambista o no che sia (il paziente, non lo psicologo), è una persona che ritiene di avere dei problemi; da questo ad inferire che lo scambismo possa essere causa o sintomo di un problema, il passo è tanto breve quanto pericoloso. Quello che sfugge, è il fatto che ogni persona che decide di vivere questo tipo di esperienza, in forma episodica o continuativa, “potrebbe avere” motivazioni le più varie, che vanno dalla curiosità al desiderio di sperimentare, al desiderio tout-court. Spiace, infine, che l’autrice, Roberta Maresci, senta il bisogno di terminare la sua ricerca con una conclusione che ha molto il sapore di una sentenza di condanna: “…Un mondo mentale fatto di bisogni inappagati, di frustrazioni fintamente animate da un gioco che forse non diverte, slegato dalle vecchie sequenze, dalle vecchie formule a cui eravamo abituati. (…) Ma lo sanno bene anche loro. I mangiafuoco del sesso, gli imbonitori, che in quest’officina del piacere dove tutto è
fiction, dove tutto diviene la sceneggiatura del divertimento ciò che è di cartapesta nelle viscere dei luoghi d’incontro è anche di cartapesta nella testa delle persone che lo vivono”. Cosa che sembra ancora di più un “chiamarsi fuori”, un tracciare una sorta di linea di discrimine tra
noi, che ci amiamo nel segno della via, della verità e della vita, e
loro, poveri infelici pervertiti che si nutrono di illusioni e di vanità. Non solo: si lascia subdorare che il mondo dello scambismo confini pericolosamente con quello della pornografia. Se è vero da un certo punto di vista che entrambi traggono nutrimento dallo stesso brodo colturale (quello del piacere e del desiderio), non è affatto detto che chi comincia a fare scambismo in privato finisca poi per forza a farlo su un set. Non si fa inoltre nessun accenno ad un altro aspetto sicuramente collegato allo scambismo, peraltro sicuramente meno “impegnativo” di questo, che consiste nel fare sesso (con il proprio “legittimo” partner, naturalmente) di fronte ad altri, quindi in sostanza nel piacere di guardare ed essere guardati. E si tace del luogo europeo dove questo tipo di traffici sono i più comuni, il mitico Cap d’Agde (in merito al quale tempo fa
ho scritto della mia esperienza).
Ho sempre apprezzato l’intelligenza e l’acume dell’editore Castelvecchi nello scegliere i soggetti dei suoi saggi, spesso molto provocatori, talvolta davvero geniali. Mi chiedo perché mai in questo caso non abbia individuato un autore o un’autrice un po’ più partecipe “dall’interno” dell’oggetto di studio, che sapesse fare a meno di questa separazione di principio e di questa volontà posta a priori di evitare qualsiasi coinvolgimento (oltre tutto la Maresci quando scrisse questo libro, pubblicato nel 2000, aveva ventinove anni, e non posso fare a meno di pensare, nel momento in cui riferisce di aver detto no a qualche proposta di “coinvolgimento” che le veniva dai suoi rari contatti con veri scambisti, che si sia persa qualcosa, e/o se la siano persa loro).
Visto che comunque il libro si compone soprattutto in interviste, faccio l’elenco dei soggetti che sono stati intervistati: Tinto Brass, Marzio Tangeri, Michele Giordano, Andrea Giorgi, Walter Mauro, Vanni Codeluppi, Achille Bonito Oliva, Laura Mantovano, Danilo Mainardi, Sabino Acquaviva, Dino Cafaro, Willy Pasini, Maria Rita Parsi, Paolo Crepet, Gloria Persico, Anna Oliverio Ferraris, Roberto Di Marco, Pier Giacomo B. Giordani.