Parecchio tempo fa, trovai in vendita, in offerta speciale, un’antologia di racconti erotici scritti da donne, “Ragazze che dovresti conoscere”. Ovviamente, dato il genere, la comprai, ma devo dire che ne rimasi profondamente deluso. Di erotico, in quell’antologia, c’era veramente poco; si parlava di cybersex (che all’epoca andava assai di moda), di prostituzione (che di moda va più o meno da sempre), di pedofilia (l’editor che si è azzardato a considerare “erotico” un sordido racconto di pedofilia con omicidio finale, supponendo che i suoi lettori si eccitino a leggere una cosa del genere – e supponendo che si sia eccitato lui stesso – dovrebbe essere tenuto accuratamente sotto controllo dalla polizia), di rapporti umoristici tra sessi (una Giulia Blasi in ottima salute). Ma erotismo, poco.
Poco, non niente. Grazie a Valentina Maran, della quale quell’antologia
pubblicava un racconto splendido, “Daria”, l’unico che meritasse di essere riferito alla parola “erotismo”. Sostanzialmente, il racconto di una seduzione: Daria, sedici anni, timida, bella e desiderabile, si faceva praticare una depilazione intima da un’amica di suo fratello maggiore, l’io narrante. Costruito come una sorta di dialogo immaginario ad una voce sola, che si rivolgeva nei suoi pensieri alla giovane amica, ne ascoltava le risposte e ne interpretava i desideri, alleandosi infine con il suo uomo per portarla a letto, in un rapporto a tre dolcissimo e profondamente pedagogico. Un capolavoro, una delle cose più belle che abbia mai letto del genere.
Di Valentina Maran, all’epoca, non si sapeva quasi niente. Cercando su internet, venni a scoprire che: a) qualche genio riteneva che il suddetto racconto fosse un falso, Valentina Maran non esistesse e fosse invece lo pseudonimo di un blogger uomo, il quale, peraltro, aveva smentito tutto; b) Valentina, invece, esisteva e aveva vinto un premio letterario con un breve racconto pubblicato su internet (gradevole, ma certamente non al livello di Daria); c) una vera Valentina Maran lavorava in un’agenzia di pubblicità. Dato che questo elemento collimava con le note biografiche della nostra, cercai di contattarla via mail alla agenzia di pubblicità suddetta, perché volevo assolutamente ringraziarla e anche per farmi dare il suo parere sui miei racconti erotici. Ma avevo fatto i miei calcoli senza l’oste, ovvero i filtri antispam che si erano messi a deviare o proprio a cancellare le mie e le sue e-mail; e poi, quando finalmente un collegamento sembrava fossimo riusciti a stabilirlo, le e-mail arrivavano frammentate e spezzettate, spesso incomprensibili. (Recentemente ho scoperto che Valentina è stata brutalmente e stupidamente licenziata dalla società di pubblicità per cui lavorava con successo, avendo anche vinto dei premi nel settore. Beh, se la qualità e l’intelligenza di una società si riconosce dal buon funzionamento e dalla trasparenza dei suoi server di posta, devo dire che la cosa non mi ha affatto stupito).
Ovviamente, non appena è uscito il suo libro “L’uomo che mi lava” me lo sono comprato, e me lo sono letto praticamente in un fiato. Una serie di racconti, il primo ancora “Daria” (che sta sicuramente meglio qui piuttosto che in quell’assurdo accrocchio antologico di cui parlavo più sopra) e poi, a seguire, molti altri, nessuno dei quali mi è parso mediocre o puramente riempitivo. Ne scrivo solo adesso perché l’ho tenuto per molto tempo sulla mia scrivania, in quanto volevo trovare il momento per poterne scrivere con la concentrazione che meritava, non volendo dedicargli solo due parole buttate lì di fretta, senza al minimo una rilettura. E il mio tempo è sempre poco…
I racconti, dicevamo, sono nove. Situazioni di vita (apparentemente) vissuta, narrati, come spesso capita nella narrazione erotica, al presente, in prima persona, utilizzando con frequenza quella cifra stilistica propria della scrittura della Maran che è rivolgersi in maniera immaginaria ai propri interlocutori. La scrittura non è mai casuale, tirata via, o approssimativa; c’è un’ottima calibrazione linguistica, e una grande capacità di descrivere, anche visivamente, le situazioni con frasi brevi e spezzate, che evocano un mondo. Il tutto, ovviamente, è grandemente eccitante. I racconti mi sono piaciuti tutti, ma in particolare voglio accennare a “L’iniziazione”. La lei-io narrante lega al letto il suo amante e lo ama legato, praticando un rapporto di stampo BDSM; in questo racconto mi sono ritrovato tantissimo, beninteso nella parte di lei, per i sentimenti che prova e che descrive, profondamente simili ai miei quando ho vissuto situazioni analoghe. Chissà perché, nel mondo BDSM si tende a pensare tutto perennemente in termini di “mio signore e padrone” anziché di piacere raggiunto attraverso il dolore e la costrizione, e in cui anche la tenerezza ha un ruolo importantissimo; si preferiscono situazioni sempre profondamente “recitate”, dove la dimensione psicologica deve per forza prevalere su quella fisica. Padronissimo (!) di farlo chi ci si diverte, ma non è la mia dimensione, e per me è estremamente raro trovare qualcuno che mostri di condividerla.
Un’ultima cosa. Dopo molti anni, ho cercato nuovamente su internet notizie su Valentina, e stavolta ne ho trovate moltissime, compresi il suo sito, il suo blog (che all’epoca non c’erano) e recensioni e commenti al suo libro. Nei commenti – soprattutto quelli femminili – c’è chi la rimprovera (bruciando l’ovvia distanza tra personaggio letterario e scrittore) di una superficialità sentimentale, di essere interessata solo al sesso, e per di più con una evidente tendenza al multitasking (capita spesso che lei abbia rapporti con qualcuno nel letto di qualcun altro, che peraltro sa della cosa e non è affatto contrario). Poi ci sono, ovviamente, tutti quelli che “questa è solo pornografia, l’erotismo è un’altra cosa”.
Trattenendomi dal ridere, ragazzi (e ragazze), una cosa ve la devo dire. I libri, prima di comprarli, sfogliateli, adesso con le megalibrerie dove tutto è a disposizione del cliente e non si deve più chiedere il libro al commesso che lo va a prendere in magazzino, è molto più facile. Se dentro c’è troppo sesso per i vostri gusti, troppe brutte parole per le vostre orecchiette sensibili, lasciate perdere. Se pensate di possedere la chiave per discernere l’illustre erotismo dalla bieca pornografia, buon pro vi faccia nelle vostre scelte. Ma le sentenze morali sulla vita sessuale (immaginaria) di una persona, quelle tenetevele per voi. Grazie.