Il sito Restrained Elegance e il lessico delle posizioni da schiava

Navigando su internet, ho scoperto casualmente (beh, più o meno) un sito dedicato al bondage e al S/M soft, "Restrained elegance". Come si può capire dal nome, abbiamo a che fare con un sito in cui la qualità delle immagini e anche l'eleganza e la bellezza delle soluzioni di contenimento prevalgono su qualsiasi altra dimensione. Personalmente non ci sono mai entrato dentro, quindi non posso che valutarlo per le apparenze esterne, ma non posso negare che queste apparenze siano estremamente interessanti e rassicuranti. Non è che voglio re6IMG_9078dcerto sminuire la stima e il rispetto che ho per il gruppo Kink, la sua comunità, l'estrema realtà degli eventi che vi vengono mostrati Ma, se c'è una riserva che devo manifestare, è che le ambientazioni, in aree gi cantiere, magazzini, officine abbandonate ecc. (che poi sono i vari locali dell'arsenale di San Francisco, da loro rilevato dallo Stato non senza polemiche), tutte alquanto sporche e polverose, non mi esalta, e trovo che a volte comprometta anche l'estrema bellezza e amabilità delle schiave. Niente di questo, pare, su Restrained Elegance.
Ma ho avuto un'altra sorpresa: ho scoperto una lunga pagina dedicata al lessico del BDSM, ad accesso libero, in particolar modo alle posizioni costrittive per le schiave, veramente molto ben fatta, nonché illustrata con splendide foto della splendida Ariel, schiava residente del sito e del webmaster (soprattutto master, visto il contesto).
E che ha anche dei piedi meravigliosi, tra parentesi, e sa di averli… Ovviamente è tutto in inglese, in futuro proverò a tradurre.
Buona visita.

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Libri – L'uomo che mi lava, di Valentina Maran

Parecchio tempo fa, trovai in vendita, in offerta speciale, un’antologia di racconti erotici scritti da donne, “Ragazze che dovresti conoscere”. Ovviamente, dato il genere, la comprai, ma devo dire che ne rimasi profondamente deluso. Di erotico, in quell’antologia, c’era veramente poco; si parlava di cybersex (che all’epoca andava assai di moda), di prostituzione (che di moda va più o meno da sempre), di pedofilia (l’editor che si è azzardato a considerare “erotico” un sordido racconto di pedofilia con omicidio finale, supponendo che i suoi lettori si eccitino a leggere una cosa del genere – e supponendo che si sia eccitato lui stesso – dovrebbe essere tenuto accuratamente sotto controllo dalla polizia), di rapporti umoristici tra sessi (una Giulia Blasi in ottima salute). Ma erotismo, poco.
            Poco, non niente. Grazie a Valentina Maran, della quale quell’antologia uomo-che-mi-lavapubblicava un racconto splendido, “Daria”, l’unico che meritasse di essere riferito alla parola “erotismo”. Sostanzialmente, il racconto di una seduzione: Daria, sedici anni, timida, bella e desiderabile, si faceva praticare una depilazione intima da un’amica di suo fratello maggiore, l’io narrante. Costruito come una sorta di dialogo immaginario ad una voce sola, che si rivolgeva nei suoi pensieri alla giovane amica, ne ascoltava le risposte e ne interpretava i desideri, alleandosi infine con il suo uomo per portarla a letto, in un rapporto a tre dolcissimo e profondamente pedagogico. Un capolavoro, una delle cose più belle che abbia mai letto del genere.
            Di Valentina Maran, all’epoca, non si sapeva quasi niente. Cercando su internet, venni a scoprire che: a) qualche genio riteneva che il suddetto racconto fosse un falso, Valentina Maran non esistesse e fosse invece lo pseudonimo di un blogger uomo, il quale, peraltro, aveva smentito tutto; b) Valentina, invece, esisteva e aveva vinto un premio letterario con un breve racconto pubblicato su internet (gradevole, ma certamente non al livello di Daria); c) una vera Valentina Maran lavorava in un’agenzia di pubblicità. Dato che questo elemento collimava con le note biografiche della nostra, cercai di contattarla via mail alla agenzia di pubblicità suddetta, perché volevo assolutamente ringraziarla e anche per farmi dare il suo parere sui miei racconti erotici. Ma avevo fatto i miei calcoli senza l’oste, ovvero i filtri antispam che si erano messi a deviare o proprio a cancellare le mie e le sue e-mail; e poi, quando finalmente un collegamento sembrava fossimo riusciti a stabilirlo, le e-mail arrivavano frammentate e spezzettate, spesso incomprensibili. (Recentemente ho scoperto che Valentina è stata brutalmente e stupidamente licenziata dalla società di pubblicità per cui lavorava con successo, avendo anche vinto dei premi nel settore. Beh, se la qualità e l’intelligenza di una società si riconosce dal buon funzionamento e dalla trasparenza dei suoi server di posta, devo dire che la cosa non mi ha affatto stupito).
            Ovviamente, non appena è uscito il suo libro “L’uomo che mi lava” me lo sono comprato, e me lo sono letto praticamente in un fiato. Una serie di racconti, il primo ancora “Daria” (che sta sicuramente meglio qui piuttosto che in quell’assurdo accrocchio antologico di cui parlavo più sopra) e poi, a seguire, molti altri, nessuno dei quali mi è parso mediocre o puramente riempitivo. Ne scrivo solo adesso perché l’ho tenuto per molto tempo sulla mia scrivania, in quanto volevo trovare il momento per poterne scrivere con la concentrazione che meritava, non volendo dedicargli solo due parole buttate lì di fretta, senza al minimo una rilettura. E il mio tempo è sempre poco…
            I racconti, dicevamo, sono nove. Situazioni di vita (apparentemente) vissuta, narrati, come spesso capita nella narrazione erotica, al presente, in prima persona, utilizzando con frequenza quella cifra stilistica propria della scrittura della Maran che è rivolgersi in maniera immaginaria ai propri interlocutori. La scrittura non è mai casuale, tirata via, o approssimativa; c’è un’ottima calibrazione linguistica, e una grande capacità di descrivere, anche visivamente, le situazioni con frasi brevi e spezzate, che evocano un mondo. Il tutto, ovviamente, è grandemente eccitante. I racconti mi sono piaciuti tutti, ma in particolare voglio accennare a “L’iniziazione”. La lei-io narrante lega al letto il suo amante e lo ama legato, praticando un rapporto di stampo BDSM; in questo racconto mi sono ritrovato tantissimo, beninteso nella parte di lei, per i sentimenti che prova e che descrive, profondamente simili ai miei quando ho vissuto situazioni analoghe. Chissà perché, nel mondo BDSM si tende a pensare tutto perennemente in termini di “mio signore e padrone” anziché di piacere raggiunto attraverso il dolore e la costrizione, e in cui anche la tenerezza ha un ruolo importantissimo; si preferiscono situazioni sempre profondamente “recitate”, dove la dimensione psicologica deve per forza prevalere su quella fisica. Padronissimo (!) di farlo chi ci si diverte, ma non è la mia dimensione, e per me è estremamente raro trovare qualcuno che mostri di condividerla.
            Un’ultima cosa. Dopo molti anni, ho cercato nuovamente su internet notizie su Valentina, e stavolta ne ho trovate moltissime, compresi il suo sito, il suo blog (che all’epoca non c’erano) e recensioni e commenti al suo libro. Nei commenti – soprattutto quelli femminili – c’è chi la rimprovera (bruciando l’ovvia distanza tra personaggio letterario e scrittore) di una superficialità sentimentale, di essere interessata solo al sesso, e per di più con una evidente tendenza al multitasking (capita spesso che lei abbia rapporti con qualcuno nel letto di qualcun altro, che peraltro sa della cosa e non è affatto contrario). Poi ci sono, ovviamente, tutti quelli che “questa è solo pornografia, l’erotismo è un’altra cosa”.
            Trattenendomi dal ridere, ragazzi (e ragazze), una cosa ve la devo dire. I libri, prima di comprarli, sfogliateli, adesso con le megalibrerie dove tutto è a disposizione del cliente e non si deve più chiedere il libro al commesso che lo va a prendere in magazzino, è molto più facile. Se dentro c’è troppo sesso per i vostri gusti, troppe brutte parole per le vostre orecchiette sensibili, lasciate perdere. Se pensate di possedere la chiave per discernere l’illustre erotismo dalla bieca pornografia, buon pro vi faccia nelle vostre scelte. Ma le sentenze morali sulla vita sessuale (immaginaria) di una persona, quelle tenetevele per voi. Grazie.

Celebrity Dream Feet forum perduto e ritrovato

Tempo fa avevo segnalato un interessantissimo forum di argomento piedi, Celebrity Dream Feet, in cui persone volenterose postavano immagini di piedi catturate sulla rete, o, ancora più eroicamente, si smazzavano ore di idiotissimi programmi TV per catturare cinque secondi di primo piano del piede taccuto di una presentatrice… ;)
Qualche mese fa, a quel forum è successo qualcosa di strano. Innanzi tutto lo sfondo ha cominciato a cambiare molte volte; poi le discussioni e i contributi sparivano, venivano spostati o bloccati, insomma di tutto… La cosa più fastidiosa è stata il fatto che l'amministratore pare non abbia fornito nessuna spiegazione del suo comportamento, mentre moderatori e collaboratori stretti erano giustamente imbufaliti di vedere il loro lavoro così bistrattato, ma evidentemente nessuno di loro disponeva dei privilegi di amministratore per porre fine allo scempio, né, evidentemente, di un modo per contattare l'amministratore per chiedergli cosa si fosse fumato… Alla fine, il forum è sparito nel nulla.

La buona notizia è che il forum è rinato, sempre in ambito Forumfree, con le stesse caratteristiche di prima e anche lo sfondo originale (piuttosto inguardabile, ma perdonabile per tutte le cose belle che ci sono dentro il forum). Forse non tutto il materiale è stato recuperato, ma la vita e l'attività sono salve, e sicuramente i collaboratori sono di nuovo al lavoro per ricostruire il dovuto…

Grazie, amici. :)

Uomini beta

Oggi stavo scorrendo distrattamente il blog di Loredana Lipperini, un luogo della rete dove di tanto in tanto faccio un salto più che altro per cogliere qualche suggerimento di ordine letterario su cosa leggere, nonché per apprezzare i pensieri e le idee di questa intellettuale (che, tra l’altro, in questo periodo sta conducendo con bravura “Fahrenheit”, il programma quotidiano di letteratura di Radio 3 Rai), di cui tempo fa avevo già parlato e di cui apprezzo la grande intelligenza ed acutezza di riflessioni, nonché la linearità e precisione del suo modo di scrivere, sebbene abbia qualche riserva sulle sue posizioni un po’ troppo schematiche sulla questione dei ruoli sessuali. Il post che ho letto, infatti, parte da un’inchiesta che è stata pubblicata sull’edizione romagnola di Repubblica, e che ha a che fare con la percezione che i giovani, debitamente intervistati, hanno del femminismo.

timthumb(Fra parentesi, perché non è di questo che volevo parlare, devo dire che le cose che questi giovani dicono, non le trovo così drammaticamente scioviniste e retrograde come la Lipperini e i suoi commentatori sembrano sostenere; che le femministe – intese soprattutto come figure storiche, o storicizzabili in un determinato periodo del nostro passato recente, per fortuna conclusosi, avessero “ideali giusti e linguaggi sbagliati”, fossero – o apparissero – “una manica di esaltate”, potessero far venire, ad una donna, “voglia di cambiare sesso”, portassero “all’esasperazione di un concetto di per sé giusto, ma facendone una loro esclusiva”, mi sembra siano tutti dati di fatto, non opinioni approssimative e reazionarie).

La cosa interessante che ho trovato è stata invece il link ad un sito segnalato da un commentatore, che si chiama “uomini beta” e dal quale, peraltro, il commentatore prende le distanze.
Ora devo dire che questo sito non l’ho ancora girato globalmente, ma mi sembra comunque molto interessante per le idee che vi vengono espresse, che sono, mi è parso, abbastanza antitetiche a quelle proprie del femminismo ortodosso (uomini oppressori VS donne oppresse) ma comunque poste in chiave critica e riflessiva, rifuggendo da isterismi (uguali e contrari) e luoghi comuni. In particolare la mia attenzione è stata catalizzata da un lungo articolo, dal titolo “Sono andato a puttane”. L’autore di questo articolo, Paolo Barnard, parte da un suo personale episodio – il fatto, appunto, di aver avuto un rapporto con una prostituta – per fare un discorso alquanto articolato sul senso della sessualità maschile e femminile, sulla differenza del desiderio e degli atteggiamenti.

Non credo sia il caso di proporre qui una sintesi dell’articolo, che potete leggervi tranquillamente cliccando sul link sopra riportato. Dico solo che la tesi proposta da Paolo Barnard – ovvero il fatto che le donne dovrebbero recuperare una dimensione ludica del sesso, che troppo spesso non hanno o non vogliono avere; cioè, in soldoni, avvicinare di più il loro modo di percepire il fatto sessuale a quello degli uomini – mi sembra un po’ utopistico, e proprio per le ragioni che vengono espresse nello stesso articolo, ovvero che la differenza di percezione del fatto sessuale, tra uomini e donne, è differente alla radice, per ragioni biologiche, non culturali: l’uomo è quello che mira a “inseminare il più possibile”, mentre per la donna questo non è; al contrario la donna sembra più naturalmente portata verso la monogamia. Certo è, e in questo senso l’analisi è giusta, che è proprio da questa differenza di natura che nascono cose come la prostituzione e la pornografia (“Hai tutta questa voglia di sesso? Bene, per togliertela devi pagare”) che non esisterebbero se le donne vivessero la loro sessualità specularmente agli uomini.

Brembo (Racconto erotico di Pep)

A volte navigare a caso riserva proprio delle sorprese interessanti. Stavo cercando notizie su Saradisperata, l’autrice del blog e del libro che qualche anno fa avevano fatto un certo rumore mediatico, e di cui anch’io avevo scritto, ma di cui da un bel pezzo non si sa più niente (il suo blog tace dal 27 luglio 2008, qualcuno sa qualcosa di lei?) Sono capitato per caso su un blog generalistico, Parole parole parole in cui si parlava brevemente del suo libro. Per curiosità ho cominciato a scorrere il blog e mi sono messo a leggere questo racconto autobiografico, Brembo. Pensavo di aver a che fare con il tranquillo resoconto di una domenica in famiglia, e invece… a metà racconto il tutto devia in direzione decisamente erotica (e a me, ça va sans dire, decisamente più gradita). L’unica riserva è sul fatto che non è il caso di lasciare una bambina a giocare da sola sul greto di un fiume mentre mamma e papà fanno le cosacce, ma non voglio mettermi a fare la mamma italiana…  Buona lettura. (Ah, la foto non c’entra niente col racconto, ma è stata inviata da un qualche commentatore del post e l’ho trovata molto carina, per cui la ripubblico qui).

Sito di nuovo on line :-)

Come promesso, ho di nuovo rimesso on line il sito. Il nuovo indirizzo è http://anacreonte.clanteam.com . Ho scelto un hosting straniero nella speranza che nessuno si metta a questionare sulla moralità dei contenuti del mio sito. Per lo stesso motivo, visto che la pornografia è espressamente vietata dalla policy dell’hosting, non ho pubblicato la pagina dei links, almeno per il momento.

Intanto sembra che sia Picasa ad avermi combinato un casino, le pagine di Picasa linkate dal mio sito non rispondono più.

Con un po’ di pazienza rimetterò tutto a posto.

Ciao, Anacreonte

Comunicazione di servizio

Dunque, pare che quei furboni di Yahoo abbiano chiuso il servizio di web-hosting gratuito Geocities (una delle più antiche istituzioni del web, come si sa, preesistente allo stesso Yahoo che l’aveva incorporata). Il tutto senza darmi il benché minimo preavviso. Per cui i miei racconti erotici e il resto del materiale, che era lì ospitato, è sparito nel nulla, e i link qui a sinistra linkano il nulla. E’ gà la seconda volta che succede, prima era stato Excite a buttarmi fuori, in quel caso per motivi, credo, di "moralità".
Ovviamente cercherò una soluzione alternativa. Portate pazienza.

Anacreonte

Helga Weber

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Helga Weber è una bellissima ragazza filippina (con un nome tedesco… boh) che ha pubblicato una montagna di suoi autoscatti su Flikr (questa la sua pagina). Non sperate troppo, lei ha già messo in chiaro che non fa nudi né foto porno né desidera riceverne, eccetera, una esibizionista abbastanza casta insomma. Comunque le sue foto sono gradevoli, e qua e là c’è pure qualche piedino da gustare, esteticamente parlando. Non so voi, ma a me questa foto che segue ha intrigato parecchio:

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Le russe e il latte

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Sul suo blog, Loredana Lipperini (di cui avevo già parlato tempo fa, a proposito del libro Ancora dalla parte delle bambine) ha dato notizia di queste foto pubblicitarie del latte russo (tutta la serie è visibile qui) deprecando la violenta allusività sessuale delle stesse. Dai commenti, poi, è emerso che in realtà esse non sono foto pubblicitarie, o se lo sono si tratta, diciamo così, di "esercizi di stile" più che pubblicità vera e propria; l’autore, poi, guarda un po’, è una lei, una certa Alena Nikifirova, una fotografa piuttosto brava ed apprezzata (per quanto, a definire "fotografie" queste "cose" ci penserei su un paio di volte, prima).

Il mio parere? A me piacciono moltissimo, e non tanto per l’allusività sessuale, quanto per la gioiosità scanzonata delle pseudomodelle virtuali.

Che se vogliamo parlare di pornoallusioni, sicuramente vince una pubblicità, questa sì vera e propria, di un bel po’ di anni fa (non meno di venti, temo) in cui una bella tipa si chinava di fronte a una fontana con un gesto che lasciava ben poco spazio alla fantasia. Il claim parlava di acqua pura di montagna o qualcosa del genere. Purtroppo non posso dare riferimenti più precisi, ma magari qualcuno se la ricorda.